Intervista a Teresa Nardulli

Nardulli_Stampa14x20A_4Da pochi giorni ha ottenuto una Segnalazione di Eccellenza per la sezione Progetti Formativi relativa al progetto “Il tutor clinico” conferitagli dall’AIF (Associazione Italiana Formatori) per la XIV Edizione del Premio Filippo Basile, Teresa Nardulli, autrice del saggio La relazione terapeutica tra professionista sanitario e paziente, Intrecci Edizioni 2015, torna a Roma con una grande soddisfazione per il lavoro svolto fino ad ora.

Noi della redazione abbiamo voluto rivolgerle qualche domanda, forse un po’ scomoda, ma che molti italiani in merito all’organizzazione sanitaria si pongono quotidianamente.

 

 

 

 

  • Il “Capitale umano” è un tema molto dibattuto. Un regista come Virzì gli ha dedicato un film dal sapore amaro. Ma non tutti sanno effettivamente cosa sia. In quali termini può essere definito il “capitale umano”?

È un film visto e molto apprezzato per il modo con cui Virzì, seppur in modo realistico ma dal sapore amaro, come sottolinea lei, ci fa riflettere su cosa resta del singolo individuo, della sua irripetibile unicità, della sua morale, della sua dignità, in un mondo dove il denaro e il profitto economico rappresentano il parametro di valutazione di ogni essere vivente e non.

Anche in ambito sanitario i DRG (diagnosis-related groups) permettono di quantificare economicamente l’assorbimento di risorse e quindi di remunerare ciascun episodio di ricovero. Uno degli obiettivi è quello di controllare e contenere la spesa sanitaria, che è si cosa giusta contro gli sprechi eccessivi del passato, il testo del libro mira proprio a questo e cioè sottolinea che non bisogna trascurare e mai mettere da parte la relazione terapeutica tra professionista sanitario e paziente in nome di un badget che va tenuto sotto controllo economicamente.

La medicina ha necessità più di altri sistemi aziendale dell’umanizzazione delle cure.

A man who knows the price of everything and the value of nothing diceva Oscar Wilde.

  • Nel suo testo, citando un noto studioso americano, parla di MIGLIORAMENTO – CAMBIAMENTO – APPRENDIMENTO. Sono tra loro collegati? E perché?

Il cambiamento è una costante nella nostra vita che ci migliora sempre perchè impariamo dalle esperienze negative e positive. Il cambiamento è fondamentale in coloro i quali sembrano apparentemente non cambiare mai

Oggi più che mai vige il life long learning in una società post moderna come la nostra.

  • A suo avviso nel campo dell’assistenza sanitaria italiana che cosa dovrebbe essere migliorato?

La nostra è una sanità di ottimi professionisti che l’estero ci invidia e anche di un sistema sanitario che seppure con qualche problema ancora garantisce la salute a tutti.

Si potrebbero migliorare le aspettative di motivazione e di un senso di appartenenza aziendale ma ciò si fa con una comunicazione ed un coinvolgimento strategico umano tra manager e tutti i dipendenti.

  • Nel suo testo parla di ANDRAGOGIA. Che cos’è? E che termini si differenzia dalla pedagogia?

L’andragogia è una teoria dell’apprendimento ed educazione degli adulti. È un termine in analogia a quello di pedagogia, che deriva dal greco πας pais, bambino, e γω ago, condurre. Si tratta di un modello incentrato sui bisogni e gli interessi di apprendimento degli adulti.

Oggi giorno di che cosa i pazienti hanno bisogno nella relazione con l’operatore sanitario?

Di recuperare l’unicità e il dialogo.

  • Nonostante la preparazione professionale quanto conta l’empatia che un medico o un infermiere istaura con il paziente?

Competenza, conoscenza ed esperienza ed empatia fanno la cassetta degli attrezzi necessaria per le professioni sanitarie.

  • Quando si pensa ad un ospedale si pensa solo ai medici. In verità un ospedale ha tutta una sua parte amministrativa. Si parla molto oggi dei manager in ambiente sanitario. Per fare chiarezza questi manager sono anche loro dei medici? E quali sono i loro principali errori nell’amministrazione e organizzazione di un ospedale? E quali i meriti invece?

In sintesi Le dico che non sempre i manager sono di estrazione sanitaria e che quindi anche loro, così come i professionisti sanitari devono avere conoscenza del sistema economico aziendale, così i manager dovrebbero avere conoscenza del concetto di umanizzazione delle cure ed anche della relazione umana tra essi stessi e i professionisti che lavorano all’interno dell’azienda.

  • Come ultima domanda. Quali sono a suo avviso gli orizzonti futuri del sistema sanitario italiano? E in particolare del rapporto tra operatore sanitario e paziente?

Il futuro non so che ci riserverà….. ma il sistema sanitario italiano oggi e domani dovrà tenere conto sempre di un sistema più che mai europeizzante.

…..Poi il rapporto paziente /professionista sanitario può sempre migliorare, come ho già detto, attraverso il dialogo e l’ ascolto (in una società dove si ascolta poco ma si parla tanto) dando ai professionisti sanitari attimi di riflessione, non solo su aspetti tecnico scientifici di cui loro hanno l’arte, ma anche su elementi costitutivi che migliorano la relazione terapeutica.

Questo era il mio intento in questo saggio e spero di esserci riuscita.