Ufficio Stampa – Lavorare in Editoria

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Per la rubrica Lavorare in Editoria oggi la parola a Paola Turco – Ufficio Stampa.

E anche questa settimana eccoci qua con la nuova rubrica Lavorare in Editoria.

Oggi voglio parlarvi di un ruolo che negli ultimi anni ha assunto in casa editrice un ruolo sempre più importante: l’Ufficio Stampa. Alle volte è un ruolo scomodo che non tutti riescono a fare perché ci vogliono delle doti ben specifiche, una tra tutti, la determinazione.

Oggi lascio la parola ad una professionista del settore, con cui ho avuto il piacere di lavorare, e che è nata per fare questo mestiere: Paola Turco.

Buona lettura!

Cara Paola, grazie per averci dedicato il tuo tempo. Delle tante figure presenti in casa editrice ti sei dedicata anima e corpo all’ufficio stampa. Come è maturata questa decisione?

Grazie a te, è la prima volta che mi cimento in qualcosa del genere. In realtà è stata una cosa molto naturale. Il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di lavorare nel mondo dell’editoria e, dopo la laurea, ho iniziato a candidarmi spontaneamente mandando il mio cv.

Parlaci brevemente della tua carriera professionale. Quali sono state le tappe fondamentali?

Quelle significative sono tre. Tutto è iniziato con uno stage alla Armando Armando una decina d’anni fa. Dopo qualche mese andò via l’ufficio stampa di allora e l’editore, Enrico Iacometti, decise di mettermi alla prova. Non lo ringrazierò mai abbastanza per questo. Mi ha insegnato le basi, l’ABC. 
Dopo un paio d’anni lì iniziai a sentire il bisogno di fare un salto. Sapevo che in Fazi Editore ricercavano una figura come la mia, così mandai il cv. Elido Fazi mi rispose immediatamente convocandomi per un colloquio: quello con lui è stato indubbiamente il colloquio più lungo e stremante che ricordi. Mi chiese di tutto, da che libri avessi letto ultimamente a come avrei fatto a lanciare un libro X o Y. Durò un’ora abbondante e quando uscii dal suo ufficio pensai che quella doveva essere la volta buona (Fazi mi aveva chiamata tre anni prima per uno stage nella sezione dei foreign rights e allora ero risultata troppo edotta per un ruolo come quello). Così fu.
Quasi tre anni dopo, una gravidanza mi convinse del fatto che dovessi sostenere ritmi meno pressanti e ricercare un part time. Dopo innumerevoli e disparati colloqui, incontrai gli editori per cui attualmente lavoro. La stima che nutro nei confronti di Matteo Fago e Lorenzo Fagioli, editori e fondatori de L’Asino d’oro edizioni, è incondizionata. L’attaccamento aziendale che ho nei confronti della casa editrice è da addebitarsi unicamente al loro modo intelligente di gestirla: tu sei la professionista, non mi importa come raggiungi l’obiettivo, l’importante è che tu lo raggiunga. Se altri editori ragionassero così, probabilmente non ci sarebbe il turn over che si registra nel mondo editoriale. Certo, poi i libri che si fanno sono di qualità. E lavorare per promuovere libri di qualità è l’aspirazione di qualunque ufficio stampa editoriale.
Quali sono le doti che un buon ufficio stampa deve avere per emergere?
Non saprei. Io ho imparato quel che so dal mio ex capo ufficio stampa Ambretta Senes, ora ufficio stampa di Nottetempo. Quando lavoravamo in Fazi eravamo in 5 nella stessa stanza e in un modo o nell’altro imparai a “rubare” un po’ da tutti, anche se è con Ambretta che ho il debito maggiore. Pensa che ancora mi è rimasto il suo tipico “disturbo in questo momento?”, immancabile domanda dopo il suo “ciao sono Ambretta” a qualsivoglia giornalista. Lo dico addirittura con lo stesso tono. 
Comunque, tornando seri, per fare l’ufficio stampa serve il dono della sintesi: in 30 secondi devi saper riassumere i punti di forza di un libro invogliando il tuo interlocutore a dare un’occhiata.
Quali sono state le difficoltà che più ti hanno messo alla prova?

Ogni libro è un po’ una battaglia. L’anno scorso, però, una giornalista di un noto settimanale, con cui avevo concordato un’anteprima, mi lasciò scoperta su un libro su cui la casa editrice puntava tantissimo. Aveva preferito trattare un libro di un grosso editore. Mi ero ritrovata, così, sotto Natale, senza pezzi di lancio. Credevo moltissimo in quel libro, ragion per cui, passate le feste, chiesi e ottenni un appuntamento con il caporedattore centrale di quel noto settimanale, per perorare la mia causa e tentare il tutto per tutto. Il risultato furono due pagine di intervista all’autore. Non ringrazierò mai abbastanza quel caporedattore per il tempo dedicatomi.

Quando è stato il momento in cui hai pensato: “Ok. Ce l’ho fatta! Questo è ciò che voglio fare veramente”?

Mai! Credo che in qualunque lavoro nessuno mai debba pensare di avercela fatta, perché non si finisce mai di imparare, studiare, aggiornarsi. Che volessi fare l’ufficio stampa editoriale lo sapevo ancor prima di cominciare. Ho capito che non mi sbagliavo quando oltre alla stanchezza, a casa la sera portavo tanta soddisfazione.

I giornalisti. Gioia e dolore di ogni aspirante Ufficio Stampa. Ci sono delle tecniche, trucchi, comportamenti da attuare per catturare la loro attenzione?

No. A volte leggo di colleghi che sfruttano l’attualità per vendere libri, ma se vogliamo parlare di trucchi, comportamenti e tecniche da EVITARE, rimando ad un simpaticissimo e verissimo articolo di Guido Vitiello su
Internazionale http://www.internazionale.it/opinione/guido-vitiello/2013/12/04/uffici-stampa-vi-amo 
Gli autori. Qual è il tuo rapporto con loro?

E’ un rapporto di collaborazione. Li informo su quel che faccio, sento se hanno contatti e chiedo loro di aiutarmi a intravedere diverse chiavi interpretative del loro libro, così da avere varie chiavi di lettura. Quando ero in Fazi, più che con l’autore, avevo un rapporto con l’editor. Insieme si buttava giù un piano di comunicazione da presentare all’editore. E l’editor a volte diventava il mio incubo ricorrente durante le fasi di lancio!

Quale consiglio ti senti di dare ai giovani che vogliono intraprendere questa strada?

Rubate quanto più potete da chi avete accanto. Sembra brutto detto così, ma è in questo modo che si impara.

Consiglia un libro ai nostri lettori.

Indiscutibilmente il più bello che abbia letto negli ultimi tempi e che ho avuto l’onore di promuovere: KAMCHATKA, Marcelo Figueras, L’Asino d’oro edizioni (2014).