Canto breve

di Pietro Fronterré

ISBN: 978-88-99550-27-1

Pietro Fronterré, nato a Pozzallo, vive e lavora ad Alessandria. Appassionato di letteratura e di arte, è collezionista di pittura moderna e contemporanea. Canto breve è il suo primo romanzo.

 

Collana: Esse di Intrecci

Pagine: 106

 

11.00

Descrizione

Pietro Arezzo, un affermato e noto storico dell’arte di livello internazionale, decide di fare il ritorno nella sua città di origine, un piccolo paese del sud che si affaccia sul mare, con magnifiche spiagge e caldo intenso.

Un viaggio questo, che lo porterà a rivivere i luoghi della sua infanzia, da cui riaffioreranno ricordi ma hai sbiaditi e sapori mai sopiti. In questa terra calda e piena di sole Pietro incontra Donatella, una giovane donna, dalla quale sarà completamente travolto. Un amore adulto e passionale che porterà Pietro ad una nuova consapevolezza di sé, della vita e dell’amore.

Un romanzo che vuol essere un inno all’amore e alla bellezza del nostro Paese.

1 recensione per Canto breve

  1. Il valore delle radici

    ”Imbibirsi di memorie
    e,oscillando,affondare.
    Immemore posare
    in fondo alla vita
    sopra irruente.”
    C. Pluchinotta

    CANTO BREVE, (Intrecci Edizioni, 2016) è il romanzo d’esordio di Pietro Fronterré, nato a Pozzallo e da tempo cittadino d’adozione di Alessandria, la città piemontese che lo ha accolto giovane studente, quando la sua famiglia emigrò nel Nord Italia. Dalla passione per la letteratura e l’arte è gemmata, probabilmente, la storia ambientata nella città del mare.
    L’epigrafe, tratta da La luna e i falò di Cesare Pavese e collocata a soglia del romanzo diventa chiave di lettura per comprendere il valore delle radici, da cui si originano le motivazioni profonde del ritorno. Preludio al donarsi, rievocato con felice e agile creatività dallo scrittore nei quindici capitoli che compongono un’ originale tessitura testuale. La narrazione si dipana, in effetti, su due livelli : uno com-prende il travolgente innamoramento di Donatella, voce emblematica della Pozzallo solare, ciarliera e intrigante, affidata a pagine di un diario datato sul calendario della femminilità; l’altro indugia magistralmente ora su immagini affioranti dal catasto memoriale della fanciullezza ora sulle dolorose ferite sofferte da Pietro Arezzo – questa è l’onomastica del protagonista di Canto Breve – tra nebbie nordiche e orizzonti mediterranei con la consapevolezza che la città è anzitutto lo sguardo che la osserva e l’animo che la vive ( C. Magris, 2003)

    Soste emotive

    Il ritorno a Pozzallo illumina la scia evocativa di frammenti personali, abitati da fluidità emozionale. Il “volto”, sia pur mutato, della città del mare si rivela avvincente, poiché il narratore privilegia le soste emotive e non quelle meramente descrittive.
    Così, il cimitero diventa memoriale dei nonni; la casa natale riverbera dal muro i disegni, gli schizzi infantili, come segni premonitori del mondo dell’arte che lo ha conquistato; Via Verdi si anima con il ricordo del padre ciabattino e del suo negozio, prima del trasferimento.emigrazione familiare ad Alessandria città del Nord Italia; la Villa Comunale profuma di gelsomini e s’apre sul regno dell’acqua; la Torre Cabrera con la sua scura sagoma richiama i sogni dell’infanzia, costellati da pirati e saraceni; la contrada marina, nota localmente come Maccuna, riverbera luci d’attesa purtroppo spente luttuosamente.
    Il ritorno di Pietro Arezzo a Pozzallo sembra scaturire dal doloroso smarrimento causato dalla morte della sua Caterina, moglie e compagna della sua vita a Stoccolma. L’incontro pozzallese con Donatella, attratta repentinamente dal fascino dell’uomo, recupera una valida motivazione per comprendere il valore delle radici. A spiegarlo provvede lo stesso autore , che così si esprime: Una sera, mentre ero a cena dai soliti amici, non so come, mi venne di parlare di Pozzallo, ed ebbi una specie di illuminazione, un richiamo forte per questa terra. Non c’era un motivo apparente che potesse spingermi a tornare, ancora adesso non lo trovo. Mi ricordai solo di un proverbio, sentito chissà dove, che diceva: “Si muore dove si è nati”[….] può essere così. Rimane sempre un filo sottile che lega al posto dove si è nati, è un cordone ombelicale invisibile che non si spezza mai. Il narratore finisce per ammettere di essersi rifugiato a Pozzallo per attingervi nuova linfa.p.20

    intreccio narrativo

    A calamitare l’attenzione dei lettori, crediamo sia la narrazione in prima persona adottata dai due protagonisti: Donatella e Pietro. Entrambi incarnano mirabilmente la coerenza tra i personaggi narranti e lo svolgimento degli eventi. Donatella la esprime con i suoi corsivi simili ad un controcanto, Pietro con la sua statura umana e culturale e soprattutto con la sua riservatezza. Un intreccio narrativo, il cui esito si coglie nel materializzarsi di una doppia temporalità, quella dell’evento e quella della narrazione, del vissuto e del pensato.
    Eppure sarà l’accennato inno a donarsi a pervadere sia la rinascita dell’amore sia il ruolo giocato dall’arte. A noi sembra che il dono delle opere dell’artista pozzallese Carmelo Pluchinotta alla Biblioteca Comunale sia valido espediente per suggellare un ritorno alla cultura e alle opere d’arte, come specifico universo creativo cui rivolgere attenzione e programmazione. D’altra parte da tale iniziale atto di donazione promana il coinvolgimento di tutta la città, destinataria – a conclusione del romanzo- del consistente legato che il critico d’arte a respiro internazionale le affida, focalizzandone aspetti culturali generativi di ulteriori attrazioni.
    E’ nostra convinzione che tale legato non sia solamente cornice narrativa ma criterio letteraria per tramutare il luttuoso dolore in fulgida opera.
    Lo scrittore Pietro Fronterrè ha saputo immergere l’irresistibile fascino del ritorno nel colore del tempo, ora con monologhi di evidente carica emozionale, ora con dialoghi di tangibile scorrevolezza e freschezza, fino all’adozione del dialetto come lingua degli affetti, interpretando il creativo rapporto tra oralità e scrittura letteraria.

    registri linguistici

    La forza di parole perdute e ritrovate assurge ad autentico indizio di mentalità e di costume, quasi breviario dell’immaginario quotidiano e festivo. Un viaggio linguistico che è anche esplorazione culturale ed antropologica, soprattutto alla luce della nota conversazione “La lingua batte dove il dente duole” (Laterza bari,2013) in cui Andrea Camilleri caratterizza il dialetto come “lingua degli affetti” appunto e l’indimenticato linguista Tullio De Mauro come lingua che si usa “quando il discorso si fa serio”. Il dente,perciò, duole quando si focalizzano le critiche funzionalità dei registri linguistici.Il nostro autore non si limita a immettere termini dialettali nella sua scrittura, piuttosto percorre contesti memoriali e tesse nuovi paradigmi relazionali. Esempio appropriato è la pagina sulla tradizione natalizia: sapori, suoni, canti concorrono a disegnare il grande affresco della natività, narrata come vissuto sociale e culturale pur tra i mutamenti che i signori del tempo impongono.
    Anche i personaggi comprimari, come Nino il pozzallese estroso delle comparsate musicate e danzate, Ed e Hanna gli amici svedesi riservati ma partecipi, svolgono il ruolo di testimoni del valore dell’amicizia, così radicato nell’universo siciliano.
    Né può essere trascurata la presenza del personaggio ombra di Caterina, funzionale a cogliere il nesso tra cultura e vita, incarnato dalle due donne amate da Pietro.

    Conclusione

    Sebbene il tempo del nascere e del morire sia racchiuso tra il reiterato incipit sono tornato e il conclusivo ormai posso andarmene, lo scrittore tuttavia insinua l’implicito temporale dell’amore per la vita, aspettando la rinascita della meraviglia, come profeticamente dice il poeta statunitense L. Ferlinghetti.
    Pozzallo ha regalato a Pietro Arezzo l’amore imprevisto di Donatella Scala, figlia del mare e come tale esposta alle onde dei terribili naufragi, reali ed esistenziali. Dall’ amarezza luttuosa germogliano i due progetti sulla fioritura dell’arte e sulla ricerca medica: un museo d’arte moderna e contemporanea con la donazione delle opere d’arte di proprietà dello stesso narratore e una fondazione per lo studio delle patologie tumorali. Nel fare i conti con la morte, Fronterre innesca l’umana e generosa continuità della vita, magari al ritmo del piripin piripin … di innocente e amorosa eco.
    Canto breve, romanzo d’esordio di Fronterre, offre una voce narrante di straordinaria ispirazione e di meditata complicità sulla funzione della letteratura nel nostro piccolo e grande mondo. Come non pensare al comisano G. Bufalino, che validamente diceva: Si scrive per guarire se stessi, per sfogarsi, per lavarsi il cuore. Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto. Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l’uomo sia nessuno senza memoria.
    In tal senso si legittima la nostra gratitudine all’autore per il suo gesto d’amore donato alla città di Pozzallo, dove confluiscono e si rimescolano le memorie letterarie dei suoi figli sparsi nel mondo.

    Grazia Dormiente
    Spazio Cultura “Meno Assenza”
    Pozzallo – 28 aprile 2017

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